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Crisi del mercato automobilistico Stampa E-mail
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Il disastro del mercato dell'auto non accenna a rallentare e anche il mese di ottobre si è chiuso con una flessione del 28,8% a 139.740 immatricolazioni rispetto alle 196.323 di un anno fa. Ovviamente piangono tutti, così costruttori, concessionari e operatori del settore invocano il ritorno degli incentivi come unica panacea per una crisi endemica che rischia di mandare a gambe all'aria tutto il sistema che gira attorno all'auto e che dà lavoro a decine di migliaia di persone.
Il problema è grave e non tocca soltanto l'Italia ma ormai tutta l'Europa a partire da quella Germania che un anno fa aveva raggiunto vendite stellari e che adesso sprofonda. Da noi, se si guardano i marchi principali per peso sul mercato, da gennaio a oggi non sono in negativo soltanto Citroen, Dacia, Ferrari, Land Rover, Mitsubishi, Nissan, Opel, Renault, Skoda, Volkswagen e Volvo, ma diversi non sono in rosso soltanto alle buone vendite di inizio anno, cioè in quei primi tre mesi in cui gli incentivi del 2009 hanno ancora avuto un peso decisivo. Se poi si guarda a chi può vantare una crescita sopra al 10% ci si limita soltanto a Dacia, Renault, Volkswagen e Volvo. Non molto, insomma.
A breve, poi, nessuno può pensare a numeri incoraggianti: i mesi che arrivano sono quelli in cui si immatricola di meno, eccezion fatta per un anno fa quando la paura di perdere i bonus governativi ha convinto anche i più restii a buttarsi a comperare. Quindi sarà dura e bisognerà prepararsi a qualche botto tra i concessionari più in difficoltà con tutti i rischi che ricadranno su ignari clienti che rischiano di vedersi sfuggire caparre senza avere nulla in cambio.
La crisi comporta queste spiacevoli conseguenze, ed è il lato più drammatico del mercato in caduta libera, anche se quelli che gridano più forte sono sempre i produttori di auto. Loro hanno i mezzi economici e possono suonare la grancassa del lamento, ma con poche eccezioni hanno i mezzi (o nel migliore dei casi anche dei mercati alternativi) per sopravvivere in attesa di giorni migliori. Non così gli operai a rischio di posti di lavoro, la rete di vendita che boccheggia per i pochi ordini che si mette in casa e gli stessi compratori troppo poco tutelati quando siglano contratti con chi non sarà in grado per colpa o per dolo di onorare gli impegni.
C'è una soluzione a tutto questo? Probabilmente no; senza un aiuto dall'alto che è oggi indispensabile, per quanto rimanga sempre un palliativo, non si uscirà nel medio termine dal tunnel, ma credere che da parte dei produttori di automobili non ci siano colpe pregresse è un errore. Per troppi anni l'ansia delle quote di mercato ha drogato i numeri e messo in ginocchio i concessionari.
Non c'era infatti crisi quando si vendevano trecento mila auto in meno. Non esistevano gli sconti e se eri conosciuto ti venivano semmai regalati i tappetini oppure il triangolo d'emergenza. Esistevano i listini e a quelli ci si atteneva: adesso sono soltanto un'indicazione per sapere il prezzo che un'auto... non deve essere pagata. Più che la bontà della vettura vince lo sconto praticato, e per vendere ci si dissangua. Ovvio che chi un anno fa pagava un modello 5 mila euro in meno del listino ufficiale, oggi si senta un pollo da spennare se risparmia soltanto 1000 euro. Ma chi ha messo in moto questo maledetto giro vizioso, i clienti o i costruttori?

fonte: quattroruote di Carlo Cavicchi

 

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